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MISTERO BUFFO – Teatro Stabile di Torino, Teatro della Caduta

 

 Sabato, 23 marzo 2019 – ore 21.00 – Teatro de Andrè, Casalgrande

Il quarto appuntamento della nostra stagione teatrale vedrà in scena la riproposizione della straordinaria opera “Mistero Buffo” di Dario Fo.

Eugenio Allegri dirige Mathias Martelli portando sul palco un singolo attore, senza trucchi, che utilizza un linguaggio e un’interpretazione nuova ed originale nel segno della tradizione di un genere usato dai giullari medievali, per capovolgere l’ideologia trionfante del tempo dimostrandone l’infondatezza.

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Con autentica sapienza Martelli entra nella storia del “Mistero”,

quasi con felicità e si rivela irresistibile.

(Osvaldo Guerrieri – La Stampa)

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MISTERO BUFFO

Mistero Buffo di Dario Fo
con Matthias Martelli
regia Eugenio Allegri

una coproduzione Teatro Stabile di Torino e Teatro della Caduta
in collaborazione con Teatro Fonderia Leopolda e Comune di Follonica

 

NOTE DI REGIA

… certo, non siamo più negli anni ’70, il clima nel paese è completamente mutato, non c’è più quel fermento culturale, di lotta politica alta, drammatica, epocale … Eppure la forza di Mistero Buffo è ancora la stessa, perché Mistero Buffo è un classico del “Teatro politico” universale, fortemente legato al suo autore, Dario Fo, che circa trent’anni dopo averlo messo in scena, nel 1997, riceve il Nobel dagli accademici di Svezia, che riconosco l’opera premiandola con la motivazione: “dileggia il potere per restituire dignità agli oppressi”. Ora Dario Fo non c’è più ma il suo lascito teatrale e culturale è inossidabile. Mistero Buffo” non è il risultato di una ricerca libresca, astratta, sulla cultura popolare nel Medioevo, ma è innanzitutto la possibilità di ritrovare una nuova visione del mondo: quella della storia fatta dal popolo. Vissuta e raccontata dal popolo stesso, in opposizione alla storia uffciale. In questo contesto “il giullare” era il giornale parlato del popolo. Attraverso la sua voce il popolo parlava direttamente, demistifcando il sacro e il potere, utilizzando l’arma del riso e del grottesco. E questo fin dal Medioevo: per questo “Mistero Buffo non è una novità”. Fa parte della cultura europea da secoli. Ed in questo senso Fo recupera anche una delle pochissime tradizioni autentiche del teatro italiano. Come nel “Mistero Buffo” al suo apparire con Dario Fo sulla scena, anche nel nostro “Mistero Buffo”, l’attore è solo in scena, senza trucchi, con l’intento di coinvolgere il pubblico nell’azione drammatica, passando in un lampo dal lazzo comico alla poesia, fino alla tragedia umana e sociale. Lo spazio scenico, lasciato vuoto, ha consentito a Matthias Martelli, attore/giullare, di interpretare le situazioni e i personaggi più variegati, passando da un luogo all’altro, da un tempo ad un altro e da un personaggio all’altro senza bisogno di scenografe. Secondo Peter Brook: “…Nel teatro è l’immaginazione che riempie lo spazio e fa sì che il pubblico partecipi”. Tuttavia, nella messa in scena, mi è sembrato utile inserire la proiezione di immagini, esclusivamente nelle introduzioni alle “giullarate”: immagini di repertorio e storiche, tratti pittorici e raffgurazioni e disegni dello stesso Fo che compaiono e poi svaniscono al cospetto di quella lingua immaginata chiamata Grammelot . Il nostro lavoro quindi affonda le sue radici in una forma di teatro che, attraverso la lingua corporale ricostruita col suono, con le onomatopee, con scarti improvvisi di ritmo, con la mimica e la gestualità spiccata dell’attore, passa continuamente dalla narrazione all’interpretazione dei personaggi, trasformandoli all’occorrenza dal servo al padrone, dal povero al ricco, dal santo al furfante, per riprodurre sentimenti, reazioni, relazioni, e tutte quelle altre cose che fanno, infine quella rappresentazione sacra e profana chiamata Commedia. Ci ha soccorso la pedagogia teatrale straordinaria e unica di Jaques Lecoq, altra Eccellenza che ebbi la fortuna di incontrare nel corso del mio vagare nel teatro in cerca di maestri, egli stesso amico e ispiratore dell’arte di Dario Fo. Entrambi ormai ci hanno lasciato e la perdita è grave. Lo testimonia a ritroso l’epitaffio del mimo Vitalione: “Io imitavo il viso, il gesto e il parlare degli interlocutori, e si sarebbe creduto che molti si esprimessero per mezzo di una bocca sola … Così il giorno funesto ha rapito con me tutti i personaggi che vivevano nel mio corpo”. Oggi tocca a Matthias riportarli in vita, quei personaggi, e riconsegnarli, se possibile, all’eternità del teatro. A me, uno tra i tanti, non resta che ringraziare Dario Fo, che alla mia vita di attore ed ora regista ha dato tanto; chi ha sostenuto e sostiene un progetto di tale portata: il Teatro della Caduta di Torino, coraggiosa e assai giovane compagnia che si va facendo adulta; il Teatro Stabile di Torino, che in più occasioni, come mi auguro sarà in questa, ha saputo puntare lo sguardo lontano nel tempo e nello spazio; infine il Comune di Follonica, con il Teatro Fonderia Leopolda che da due anni ho l’onore di dirigere, che con entusiasmo ci ha sostenuto: lì, più volte durante le nostre sessioni di “prove aperte”, abbiamo percepito, anzi meglio, sentito nelle orecchie, in tanti momenti e con grande conforto, la ragione profonda della scelta del “Mistero Buffo”: la risata libera, gioiosa e rigeneratrice degli spettatori. “Buon pro” ci faccia per lo spettacolo visto che adesso, rotti gli indugi, senz’altro cominciamo!

Eugenio Allegri – Torino, settembre 2017