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NESSUN ELENCO DI COSE STORTE – ATTO DUE

Giovedì 1 dicembre 2022

Ore 20:30

Teatro De Andrè – Casalgrande (RE)

NESSUN ELENCO DI COSE STORTE

slir
Un progetto drammaturgico di Oscar De Summa
regia Oscar De Summa
con Sandra Garuglieri
luci Matteo Gozzi
produzione Atto Due

 

“Il non abbandono dei morti presuppone la loro sopravvivenza”
Edgar Morin

 

Qual’è il valore di un corpo? Di un corpo senza vita? Ha un valore in assoluto o dipende dal contesto? È sul suo significato, sulla sua proprietà, sulla sua identità che si giocano tutte le battaglie del potere, laico e religioso.

 

Dare un senso alla vita e un nome alla morte. Lo spettacolo
L’uomo l’ha sempre saputo, e ci ha sempre giocato con la morte, anche se epoca dopo epoca le ha attribuito valori sempre diversi. Per questo all’inizio dello spettacolo viene letto un falso canovaccio di Pulcinella che incontra la morte… ne ride, ma non la può evitare. E quanto è un fatto. Così, con una risata si entra nella vicenda personale dell’attrice che racconta il suo incontro con la morte. A far da sfondo sul palco c’è una barella da obitorio, illuminata da soffuse luci verdi, che ospita un cadavere coperto dal classico telo bianco.

Una leggera musica strumentale di sottofondo accompagna il momento in cui lei usa questo lettino per rivolgersi al padre defunto. Ma lo spettacolo non è quello che sembra non è il racconto della morte del padre.

Infatti nel momento in cui solleva il telo verso di sé per guardare l’ultima volta il genitore, ecco compiersi un cambio di registro totalmente inaspettato: il momento massimo del dramma e della commozione viene rotto lasciando il pubblico incredulo e sulla soglia di un altro viaggio. Il cadavere non è quello del padre….

Il pubblico viene catapultato così nella realtà contemporanea, la morte nel Mediterraneo, ed invitato a ragionare sul cadavere di quello sconosciuto a cui dare un’identità. In una sorta di stand up commedy l’attrice indossa quindi il camice bianco alla stregua di un medico legale per analizzare il corpo, lo osserva nei dettagli, abbandonandosi all’immaginazione di chi questa persona sia stata in vita. Che fare di quel corpo senza identità e che non sappiamo a chi restituire?

La scrittura e la scena sono una continua fusione tra il reale e il poetico, tra il naturale e l’epico. Spostano il piano di riferimento, sorprendono e trascinano in quella realtà violenta dell’immaginario.
Il primo riferimento è stato il libro della Cristina Cattaneo, Naufraghi senza volto, che ci ha riportato dentro una ferita sempre aperta che riguarda il nostro mediterraneo e sulla quale siamo sensibili; l’altro materiale di lavoro nasce da una passione condivisa per i libri gialli, soprattutto quelli di Fred Vargas .

 

Il testo

Il giorno dopo la disgrazia, una qualunque, magari un ennesimo naufragio nelle acque tormentate del Mediterraneo, un’attività di formicaio si attiva. Ma il testo non vuole raccontarla, né alludere all’epica della squa dra di ricerca o alla favola dolorosa dei migranti dispersi. Il testo attua, invece, un salto nel profondo. Muove domande: che fare dei corpi? Che fare dei nomi che non conosciamo? Esistiamo senza un nome? Quanto profonde sono le radici del nome, quanto forte il peso di un corpo inanimato? Il testo diventa un gioco, un giallo: chi ha ucciso la morte?

Era importante capire cos’è la morte e tutte le ritualità intorno al passaggio che servono a noi che viviamo, non certo ai morti. Al corpo del morto. Che diventa addirittura un ingombro!
È proprio qui che abbiamo voluto mettere l’accento. In modo ironico: sull’intralcio che crea un corpo morto.
Non ci si può disfare dei corpi impunemente, anche di quelli che tornano letteralmente a galla e non si sa a chi restituire.