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RESTI UMANI

di Lia Tomatis
Regia Luigi Orfeo
Con Riccardo De Leo, Gianluca Guastella, Daniele Ronco, Lia Tomatis

Produzione Onda Larsen Teatro

DOMENICA 10 APRILE – ore 20:00

Teatro De Andrè – Casalgrande (RE)

Onda Larsen

Lo spettacolo

Il primo riordinamento mondiale che ha catalogato le persone rimandandole ognuna a “casa loro”, sembra purtroppo non essere bastato a sconfiggere i problemi della gente come ci si aspettava. È tempo quindi per un secondo riordinamento, affidandosi alla “Legge delle segnalazioni”. Un sistema tutto nuovo che permette di segnalare le persone che si ritiene abbiano differenze fastidiose per la propria identità, in modo da ricollocare tutti questi “loro” lontano da i “noi” e nel giusto Paese. Differenza dopo differenza, però, il risultato è che non c’è altra scelta se non creare Paesi composti da un unico abitante, assegnando ad ognuno i metri quadri disponibili per la creazione del proprio Stato.
Ma lo spazio abitabile sulla terra è ormai limitato, perciò accade che 4 Paesi, di 4 persone diverse, finiscano a confinare tra loro all’interno di uno stesso appartamento. E così, tra accordi internazionali per l’uso del bagno e confini che dividono mobili a metà, degli esseri umani che fino a quel momento avevano avuto a che fare solo con la loro propria immagine, devono fare i conti con altri esseri umani e infine, forse, anche con loro stessi.

 Note dell’autrice, Lia Tomatis

L’idea drammaturgica di “Resti umani” nasce dalla lettura di Bauman, dalla teoria sui “Discorsi” di Focault, ma anche dagli avvenimenti di cronaca, di politica e vita quotidiana che stanno portando ad un ribaltamento della morale.

In particolare le pagine che hanno fatto nascere in me l’urgenza di scrivere “Resti umani” sono quelle di “Retrotopia” di Bauman. Ed ecco esattamente il punto di partenza di Resti Umani: una distopia che affonda consistenti radici nel nostro presente, in cui la divisione tra “noi” e “loro” è portata alle estreme conseguenze, in cui i confini per dividere le persone si sono moltiplicati e inspessiti così tanto da essere diventati, spesso, confini personali, come se ogni persona fosse un mondo a sé stante e sconnesso da tutto il resto. Perché ogni differenza può essere discriminante fino far diventare ogni individuo una categoria.

Si dice che l’ovvio è che quella cosa che hai sotto gli occhi ma che non vedi finché non ti viene indicata e così è stato per la chiave attraverso cui ho costruito i personaggi: renderli “nemici” tra loro non perché lo siano davvero o perché divisi tra bene e male, ma perché incapaci di comunicare, chiusi in uno spesso guscio di false convinzioni autoalimentate attraverso i fraintendimenti.

È importante capire le ragioni sociali e umane che conducono al fenomeno che vogliamo raccontare per poter comprendere sospendendo il giudizio, costruendo esseri umani a tutto tondo, con le loro crudeltà, contraddizioni, qualità positive, crisi, senza che appaiano semplicemente “buoni” o “cattivi”. Il pubblico deve poter riconoscere sé stesso o il suo vicino senza proporre un giudizio ma uno stimolo alla riflessione. Perché anche mia è la riflessione, perché io sono la vicina di qualcuno e qualcun altro il mio vicino.

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