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(S)LEGATI

(S)LEGATI

Venerdì 15 e Sabato 16 aprile ore 21:00

(S)LEGATI

di e con Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi – produzione Teatro Atir Ringhiera

(S)legati è una storia vera. È una storia di alpinismo estremo. È una storia di sopravvivenza. È la storia di un impresa. È la storia di un amicizia. È la metafora di una storia d’amore.
È una storia d’amore: per la vita, per l’uomo, per la montagna. È un monito di insegnamento per quando dobbiamo affrontare difficoltà che sembrano insormontabili. È la storia di un impresa eroica, impossibile, sovrumana ma anche profondamente umana. È una storia piena di ingredienti: gioia, dolore, coraggio, paura, coscienza, incoscienza, morte, vita: perfetta per il teatro. È una storia così vera, ma così vera….da sembrare finta: perfetta per il teatro. Per l’arte tutta. E questa è “solo” la storia…in teatro poi ci siamo noi: Mattia e Jacopo. Che siamo amici. Tanto. A raccontarvela.

La Storia

Siamo due amici. Siamo due attori E siamo due appassionati di montagna. Meglio: arrampicatori della domenica. Circa tre anni fa ci siamo imbattuti nell’incredibile storia vera degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates. E’ la storia di un sogno ambizioso, il loro: essere i primi al mondo a scalare il Siula Grande, attaccato dalla parete ovest.
Ma è anche la storia di un amicizia, e della corda che, durante quella terribile impresa, lega questi due giovani ragazzi.
La corda che mette la vita dell’uno nelle mani dell’altro. Come sempre avviene in montagna C’è dunque una cima da raggiungere. C’è la estenuante conquista della vetta.
C’è la gioia dell’impresa riuscita. E infine, quando il peggio è passato, e la strada è ormai in discesa, c’è la vita, che fa lo sgambetto e c’è la morte, che strizza l’occhio: un terribile incidente in alta quota. Joe durante una banale manovra si rompe una gamba. Da quel momento in poi, tutto cambia. L’impresa diventa riuscire a tornare vivi: a 5.800 metri, la minima frattura si può trasformare in una condanna a morte, i due ragazzi ne sono consapevoli, ma nonostante le condizioni disperate tentano un operazione di soccorso. Tutto sembra funzionare finché, proprio quando le difficoltà paiono superate ecco che c’è un altro imprevisto, questa volta fatale: e c’è allora il gesto, quel gesto che nessun alpinista vorrebbe mai trovarsi obbligato a fare: Simon è costretto a tagliare la corda che lo lega al compagno. Un gesto che separa le loro sorti unite. Che ne (s)lega i destini per sempre. Quell’atto estremo però, in questo caso miracoloso, salverà la vita a entrambi: tutti e due, riusciranno a tornare vivi al campo base. E a ritrovarsi insperatamente lì dopo 4 giorni. E’ la storia di un miracolo. Di un avventura al di là dei limiti umani Ed è al contempo una metafora: delle relazioni, tutte, e dei legami. La montagna diventa la metafora del momento in cui la relazione è portata al limite estremo, in cui la verità prende forma, ti mette alle strette e ti costringe a “tagliare”, a fare quel gesto che sempre ci appare così violento e terribile, ma che invece, a volte, è l’unico gesto necessario alla vita di entrambe.

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