Quali sono le fondamenta della nostra società? Il controllo? Il denaro? La tecnologia? Il potere? E se un giorno tutto collassasse? 

Testo di Luca Balbarini – con Enrico Lombardi. Musiche di Giancarlo Corcillo. Regia Fadia Bassmaji
Prodotto da Compagnia Quinta Parete

Il mondo negli ultimi anni è cambiato radicalmente: queste trasformazioni, frutto di un complesso insieme di cause, rappresentano il punto d’arrivo di un lungo processo storico e invitano a guardare all’intero sistema da una nuova prospettiva. Il mondo a cui si fa riferimento è quello della borghesia, classe dominante della modernità, che grazie a un’incredibile forza egemonizzatrice, ha saputo affascinare e coinvolgere tutto il tessuto sociale. Se la rivoluzione francese del 1789 ha rappresentato l’ascesa simbolica di questa classe sociale, gli eventi dell’11 settembre 2001 hanno mutato il corso della sua storia. La borghesia reduce dalle ceneri dell’11 settembre si trova a dover considerare elementi inaspettati e imprevedibili: l’allargamento del mercato a livello globale, le nuove potenze asiatiche e gli scontri con l’oriente, l’accelerato sviluppo della tecnologia, il fenomeno terrorismo, la scarsità di risorse disponibili. Ecco quindi una nuova Storia che nasce: e quando così accade, diventa possibile raccontare quella appena conclusa.

Il monologo che nel tempo ha disegnato l’identità artistica della compagnia, è riproposto in una nuova e ironica versione per onorare l’occasione dell’uscita del libro.

Sono Sergio Pierattini, importante drammaturgo italiano e Francesco Zarzana autore e giornalista a fare da padrini alla compagnia Quinta Parete in questa avventura editoriale.

Dello spettacolo scrive Sergio Pierattini, “Umberto ricorda il protagonista di A serious man dei fratelli Coen e appare dalle prime battute sopraffatto da un destino che sembra divertirsi a seminare la sua esistenza d’incidenti e fastidi; pietre d’inciampo di una vita che potrebbe altrimenti felicemente scorrere serena…”

Umberto è un uomo contemporaneo, medio, che non ha mai avuto bisogno di niente e di nessuno: tutto ciò che possiede se lo è guadagnato grazie al proprio merito. Nessuna etica alla base del suo mondo: egli crea e distrugge secondo i suoi personalissimi scopi e sopra ogni cosa c’è il successo dato da un lavoro che fagocita la vita.

Le fondamenta dell’impero è uno spettacolo immaginario ma non troppo, che mette lo spettatore di fronte alla sua verità e si insinua come un tarlo per ribaltare le certezze della realtà fondendola con la fantasia, con i desideri, con le ossessioni dei nostri tempi.

Le fondamenta della nostra esistenza cedono, traballano, smottano, a noi la scelta: scomparire sotto le macerie o lottare per risanarle.

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